BUGIE TARGATE USA / UN LIBRO CHOC DA
"NUOVI
MONDI
MEDIA"
IN QUESTO MONDO MENZOGNERO
Di Andrea
Cinquegrani
www.lavocedellacampania.it
Leggi un giornale,
sfogli
un
rotocalco, accendi la tivvù, senti la dichiarazione del primo ministro o
del suo portavoce oppure del suo portaborse, scorri le agenzie, cerchi di afferrare
l'andamento
del
mercato azionario, osservi le immagini da un'altra parabola, cambi
e ricambi canale. Una ricerca continua, ossessiva, per raccogliere ogni minuto, ogni ora, ogni
giorno per
360
giorni all'anno niente altro che bugie. Frottole, fandonie, un vero
e proprio museo del falso costruito pezzo su pezzo per rincoglionire i cittadini, indicare
piste
fasulle, creare
simulacri virtuali, costruire miti inesistenti. Insomma, una
scientifica opera di riduzione in pezzi & bocconi di quel che resta dei cervelli di
utenti-votanti
sempre più omologati a
livello di gigantesca mandria che il Bush, il
Blair o il Berlusconi di turno può agevolmente condurre ai bordi del più sconfinato
precipizio.
E' questo lo stato
dell'informazione oggi, così come emerge
nell'incredibile spaccato messo su, tassello dopo tassello, in un volume curato da Russ Kick,
uscito
alcuni mesi fa negli Usa e ora fresco di
stampa in Italia, pubblicato da
Nuovi Mondi Media, l'agguerrita casa editrice collegata al portale antagonista Information
Guerrilla.
S'intitola Tutto quello che sai è FALSO - Manuale
dei segreti e delle
bugie, con un sottotitolo che è una ghiotta anticipazione: "11 settembre - Aids - Banca
Vaticana - Cia -
Crimini di guerra - Droga - Globalizzazione - Multinazionali
-
Mucca pazza - Nucleare - pornografia - Psichiatria - SARS - Schiavitù - Segreto
bancario - Uranio impoverito e
molto altro".
420 pagine dense di
controinformazione, nel tentativo
di "dicomprendere e decodificare l'informazione", come
sottolinea Richard Metzger, animatore dal
1996 del sito internet Disinformation,
diventato nel giro di pochi anni un topos per chi
naviga a caccia di pezzi di verità nel
magma mediatico. "Siamo fiduciosi - prosegue
Metzger nella prefazione - che dopo aver
letto questo libro ogni volta che leggerai un giornale,
guarderai la televisione, vedrai
un'affissione pubblicitaria, navigherai in
rete, ascolterai la radio o t'immergerai
nell'info-alluvione mediatica, comincerai a porti domande". E
aggiunge Kick
nell'introduzione: "Mi chiedevo, dopo l'11 settembre:
le persone avrebbero ancora
voluto leggere materiale d'investigazione e controcorrente? Ciononostante, ho
continuato
nel mio intento". "Credo - continua - che il dissenso sia
più che mai
necessario, quando la conformità tocca livelli mai raggiunti prima".
GUERRE & DOLLARI
Un
po' zavorrato in alcuni capitoli (scritti da
una
quindicina fra giornalisti e ricercatori), il volume contiene una sequela di contro-notizie,
contro-ricostruzioni e anche semplici
assemblaggi di dati/fatti/numeri capaci
di
configurare lo scenario in cui ci troviamo a vivere. Allucinante, ad esempio, scorrere
nell'appendice "Altri segreti e Bugie", l'elenco dei
"Paesi bombardati dagli
Usa
dopo la Seconda Guerra Mondiale", grazie alla ricostruzione di William Blum: Cina
1945-46 - Corea e Cina 1950-53 - Guatemala 1954 - Indonesia 1958 - Cuba
1959-1961 -
Guatemala
1960 - Congo 1964 - Perù 1965 - Laos 1964-73 - Vietnam 1961-73 - Cambogia
1969-70 - Guatemala 1967-69 - Grenada 1983 - Libano 1983-84 - Libia 1986 - El Salvador,
anni
'80 -
Nicaragua anni '80 - Iran 1987 - Iraq dal 1991 a oggi - Kuwait 1991 -
Somalia 1993 - Bosnia 1994-95 - Sudan 1998 - Afghanistan 1998 - Jugoslavia 1999 - Afghanistan
dal 2001
-
Iraq dal 2003 a oggi. Un elenco che tutti gli alunni delle scuole
dovrebbero imparare a memoria, per non dimenticare.
Così come da non dimenticare sono
le cifre
dei
patrimoni dell'entourage di mr. George W. Bush, milione di dollari per
milione di dollari, analizzati e radiografati dallo stesso Russ Kick. Per la serie, quando
il
conflitto
d'interesse diventa la prima, unica, assoluta regola della vita
politica. Ma chi è il CavaliereŠ "Secondo un'analisi del Center for Public Integrity -
osserva Kick -
la
media del patrimonio netto dei 15 principali collaboratori di Bush
è tra i 9.900.000 e i 28.900.000 dollari. Il totale di questi patrimoni va dai 148 ai 434
milioni di
dollari. Se
si calcola il patrimonio medio netto dei primi 100 funzionari
dell'amministrazione, si ottiene una cifra tra 3.700.000 dollari e 12.000.000 dollari". E
aggiunge:
"Spesso purtroppo questi
politici-dirigenti esercitano un'influenza
diretta su questioni relative alle aziende che un tempo conducevano, dirigevano, per le quali
erano
consulenti, sulle quali facevano pressione e
delle quali possedevano le azioni
in borsa. Il Center for Public Integrity ha riportato: "complessivamente, 22 dei 100
principali
collaboratori di Bush detenevano quote azionarie
significative nelle 33
compagnie che influenzavano i loro dipartimenti, le loro agenzie o i loro uffici"". Riportiamo
tutte i
nomi e le cifre nel riquadro (per questioni di spazio, non è
possibile
riportare anche la sfilza di partecipazioni azionarie, che però è compresa nella cifra
finale).
MISTERI DI BORSA
E sul fronte dei misteri Usa,
sono
svariate le chicche contenute nel libro. Partiamo da alcuni 'segnali' a pochi
giorni da
quell'11 settembre. Ecco cosa scrive Roberto Quaglia, una fra le penne
coautrici di Tutto quello
che sai è falso, scrittore di fantascienza. "Ricorderete tutti
le famose
speculazioni di borsa, ai danni della United Airlines e di altre aziende
penalizzate dall'attentato, avvenute nei
giorni immediatamente antecedenti all'11
settembre,
speculazioni che solo chi fosse a conoscenza del piano terrorista avrebbe
potuto effettuare. Ai tempi ci fu un gran blaterare, sui
giornali, sul fatto che
investigando sugli
speculatori si sarebbe potuto risalire ai terroristi. Avete mai più
sentito parlare di questa faccenda? No, eh? Chissà perchéŠ E' certamente
solo una
coincidenza il fatto che
molte di queste speculazioni finanziarie fossero state
effettuate mediante la Deutschebank/A.B.Brown, gestita fino al 1998 dall'attuale
Direttore
Esecutivo della Cia, A.B.
Krongard". Se vi par poco?Š E aggiunge:
"Ciliegina sulla torta: ironia della sorte (sorte?), proprio la mattina dell'11 settembre,
nella sede della Cia si stava
svolgendo
un'esercitazione per il caso teorico in cui
un'aereo dovesse per sbaglio colpire un edificio".
MR. BIN? AL
TELEFONO
E tanto per rimanere in
casa
Cia, eccoci ad un misterioso
personaggio, tratteggiato da Camelia Fard e James Ridgeway nel capitolo "La nipote di un ex
direttore della Cia intermediaria dei talebani
prima
dell'11 settembre". Si tratta
dell'avvenente Laili Helms, nipote di Richard Helms, potente responsabile dei servizi segreti
Usa ai tempi della Baia dei Porci a Cuba e
della
guerra in Vietnam. Per tutto il
2000 e il 2001 la dinamica Laili partecipa ad una serie di summit organizzati dal Dipartimento
di Stato. Leggiamo cosa scrivono i due
reporter:
"Questa giovane attraente del New
Jersey è di fatto l'ambasciatrice ufficiosa dei capi talebani negli Stati Uniti, nonché il
loro più attivo e noto difensore in
occidente.
Agli incontri di Capitol Hill (quelli
organizzati dal Dipartimento di Stato Usa, ndr), la Helms rappresenta la teocrazia che
protegge il primo nemico pubblico
d'America:
Osama bin Laden. La casa della Helms
sull'Hudson è diventata una specie di ambasciata improvvisata. E lei racconta di organizzare
le conversazioni telefoniche tra i
leader
Talebani e il Dipartimento di Stato. Una
recente chiamata le è costata più di mille dollari, una spesa che ha sostenuto personalmente".
E coloriscono: "La Helms ha
comunque
poca considerazione per Osama bin Laden e si
prende gioco di lui definendolo un 'trattorista'. Secondo lei è stato ereditato dai Talebani
ed è generalmente visto come
un
fastidio".
IL MEGA AFFARE AIDS
Rimaniamo sempre negli Usa e passiamo alle maxi bugie sull'Aids, la piaga del secolo. A
scrivere il breve,
sconvolgente
capitolo "Storia di un virus che non c'è", è Laura
Malucelli, coautrice de Il libro nero del Cristianesimo, africanista, tra gli animatori di
Nuovi Mondi Media.
Un virus che non esiste,
ma è capace di produrre fiumi di danaro,
di inventare ricchezza dal nulla: "Un malato di Aids - scrive Malucelli - è una previsione di
spese, per il
Ccd (Center for Desease Control), di
quasi 100.000 dollari e
attualmente questo virus è il più finanziato di tutti i tempi: 100.000 ricercatori e medici,
in buona parte
americani, hanno carriere e stipendi legati al virus,
più di 100
miliardi di dollari sono stati stanziati nei soli Usa per ricerche sull'Aids, più di 1.000
associazioni
raccolgono in totale migliaia di milioni di euro all'anno per aiutare
i
malati di Aids, alcune decine di migliaia di milioni di euro all'anno impinguano i
bilanci delle
multinazionali del farmaco con la vendita dei farmaci 'salvavita'
antiretrovirali e dei
test Hiv (Elisa, Western Blot, Viral Load), organismi come USAID
(US Agency
International Development), UNAIDS (United Nations Aids Program), WHO (World
Health Oganiztion), ricevono
stanziamenti annuali di migliaia di milioni di euro per
combattere
l'Aids. L'Onu ha chiesto uno stanziamento di più di 10.000 milioni di euro
per affrontare l'emergenza".
Ed
eccoci ai falsi, alle manipolazioni, alle
invenzioni
più fantascientifiche. "Il presidente sudafricano Mbeki - scrive Malucelli -
ha combattuto contro la colonizzazione economica
legittimata dell'epidemia di Aids. Nel
2000 ha
voluto creare una commissione statale per stabilire cosa fosse l'Aids, cosa la
determinasse. E questa commissione è stata formata non solo
la 'cacciatori di microbi'
ma da
scienziati autorevoli e non interessati. Il risultato è stata una campagna di
diffamazione internazionale ai danni di Mbeki, una campagna che è partita e
ha avuto il
suo
fulcro in Inghilterra (da Blair a liar, la bugia, il passo è brevissimo, ndr). Il
Sunday Times titolò "Mbeki nemico della gente", e sulla falsariga tutta la
stampa
inglese
sino al Telegraph che intitolò "L'Africa dovrebbe essere
ricolonizzata". La ditta produttrice dell'AZT, il più famigerato farmaco contro l'Aids, la
Glaxo, è
una
multinazionale che da sempre influenza la stampa. La Glaxo è inglese".
Prosegue Malucelli: "I farmaci antiretrovitali sono dannosi, tossici, letali. Gli
sudi di
Duesberg
dimostrano che i sieropositivi che poi si sono ammalati di Aids,
hanno sviluppato una immunodeficienza non a causa di un virus, nemmeno mai isolato, ma delle
cura". E
conclude ricordando
il viso di Nkosi Johnson (il bimbo africano di 12 anni
devastato dall'Aids), che ha fatto capolino via etere: "Nkosi ha preso 15 pillole al giorno
per 9
anni, si affermava nel servizio (e
cioè 49.275 pillole, l'equivalente del suo
peso corporeo), ma nessuna parola sulla possibilità che tutto quel veleno potesse
essere
responsabile di quell'immagine di morte, scolpita sul
suo corpo come un
virus non avrebbe probabilmente potuto mai fare. Tali sospetti, ancorché concepiti, non
potrebbero
d'altronde essere espressi da parte di televisioni e giornali
che
raccolgono miliardi con la pubblicità delle case farmaceutiche".
CALVI E l'OPUS DEI
E per finire in gloria, facciamo qualche passo fra le
stanze vaticane,
scortati da Jonathan Levy, un avvocato californiano che ha fornito
consulenza in un'azione
giudiziaria contro lo Ior nel 1999 a favore di serbi, ebrei e
ucraini sopravvissuti
all'olocausto che chiedevano la restituzione dei beni dai
nazisti.
Ecco cosa
scrive Levy in uno dei più significativi capitoli del libro:
per la serie, quando a dire bugie grandi
come una casa, come una chiesa, sono proprio
loro, che dovrebbero trarre
ispirazione dal SignoreŠ "Un esempio di infiltrazione della
mafia nella Banca Vaticana fu il tentativo dello IOR,
nel 1973, di spacciare obbligazioni
statunitensi contraffatte
per un valore di 14,5 milioni di dollari. (Š) Dalla fine degli
anni Settanta, lo IOR era divenuto uno dei maggiori esponenti
dei mercati finanziari
mondiali. Sotto la tutela
del vescovo americano Paul 'Gorilla' Marcinkus, il vescovo
Paolo Hnilica, Licio Gelli, Roberto Calvi, Michele Sindona, la Banca Vaticana
divenne
parte integrante dei
numerosi programmi papali e mafiosi per il riciclaggio del denaro,
in cui era difficile determinare dove finiva l'opera del Vaticano e dove cominciava
quella
della mafia".
Passiamo a quanto dichiarato dal giornalista
investigativo britannico, David Guyatt (autore di Deep Black Lies, Nerissime Bugie), davanti
al giudice di una corte
inglese
nel corso del procedimento Aleperin, che tira in
ballo direttamente il Vaticano per alcune misteriose storie legate ancora alla figura di
Marcinkus: "Durante una
conversazione
privata con un ex banchiere intermediario di
alto livello - che una volta aveva il controllo sulle attività bancarie centrali e che
conosceva personalmente Roberto Calvi
-
sono stato informato del motivo
dell'assassinio di Calvi. L'individuo spiegò che la banca di Calvi era sull'orlo del
collasso a causa della sparizione di centinaia di
milioni di
dollari passati
attraverso i flussi bancari dello IOR che erano collegati al riciclaggio di denaro della
mafia. Preso dalla disperazione Calvi si trasferì a Londra
per ottenere un
pacchetto
finanziario di salvataggio proveniente da un rappresentante anziano dell'Opus Dei - una setta
cattolica estremamente potente, legata alla destra,
losca e ricca che è
diffusamente
considerata autrice di attività estremamente sospette".
Riprende nella sua minuziosa
ricostruzione Levy. "L'Opus Dei - puntualizza
- in ogni caso decise di
non
garantire per il Banco Ambrosiano e Calvi fu trovato 'suicidato' sotto il ponte
Blackfriars a Londra con alcuni sassi nascosti nelle tasche, una
scena ricca di
simbolismo massonico. Suo
figlio Carlo ha provato in tutti questi anni a invalidare la
tesi del suicidio e a costruire un caso convincente, di un'azione legata
alla mafia, il
cui mandante resterebbe però ignoto.
L'Opus Dei, che ha desiderato ardentemente la Banca
Vaticana e i cui quartieri generale si trovano casualmente a Londra,
rimane un potenziale
sospetto".
Continua ancora a
piazzare le tessere del suo mosaico il cocciuto
avvocato californiano. "Marcinkus divenne il capo della sicurezza
di Giovanni Paolo II
dopo la prematura scomparsa di Giovanni Paolo I. Lo
scrittore investigativo David Yallop
ha scritto un documento sconvolgente (pubblicato a metà anni
ottanta in Italia da Tullio
Pironti, ndr) riguardo al fatto che papa Luciani sia stato
avvelenato per il suo impegno
per chiudere o ripulire la Banca Vaticana. L'avido
giocatore di golf Marcinkus si è ora
ritirato in Arizona, nell'area di Scottsdale, portando con sé i suoi
segreti. Hnilica
continua ad avere un ruolo diplomatico all'interno
del Vaticano, promulgando nuove
iniziative, sollecitando l'approvazione del santuario mariano a Medjugorie
e
reclamizzando una sua creazione, un movimento chiamato la Signora
di tutte le
Nazioni".
RICICLAGGI CELESTI
"Angeolo Caiola, capo della Banca
Vaticana - si legge
ancora - ha cercato senza alcun risultato di
risanare la
squallida immagine dello IOR. (Š). Martin Frankel, un truffatore americano, ha utilizzato i
conti delle IOR per far sparire milioni
di dollari sottratti ai fondi
assicurativi.
Lo IOR ha negato qualsiasi coinvolgimento con Frankel, ma l'ex legale di Frankel, Thomas
Bolan, ha usato la sua influenza sui funzionari della
Chiesa cattolica
per dare
l'avvio alla fondazione St.Francis, attraverso la quale circa 1,98 miliardi di dollari
potrebbero essere stati riciclati come denaro sporco. Bolan, oltre ai
suoi
contatti
con il clero, dice di essere stato abbindolato da Frakel, eppure Bolan una volta era il
consigliere di Michele Sindona. Una pura coincidenza? Il
reporter
investigativo
Guyatt pensa di no e nella sua dichiarazione in tribunale
coinvolge i nomi delle cariche maggiori della corte Suprema e del Segretariato del Vaticano
per
l'apertura del conto presso lo
IOR destinato alle operazioni di Frankel.
L'arresto nel 2001 del consulente legale del Vaticano, tale monsignor Colagiovanni, a
Cleveland,
conferma i sospetti di Guyatt sul fatto che
Frankel avesse preso parte a
uno dei maggiori scandali riguardanti la Banca Vaticana".
Le conclusioni di
Levy
nel suo bollente capitolo sono da bere tutte d'un fiato.
Come nel migliore dei
thriller. Eccole. "Colagiovanni, che è il presidente della Fondazione Monitor Ecclesiasticus,
è
accusato di frode nei confronti delle compagnie assicurative Capitol
Life
Insurance Co., Western United Life Insurance e Thunor Trust, e dei loro assicurati. Se
verrà
dichiarato colpevole, dovrà scontare cinque anni di prigione come mandante di frode
e
altri venti per cospirazione per il riciclaggio di denaro".
"Per riassumere,
-
conclude - lo IOR è la Banca del Papa, ma è anche la banca della mafia, dei massoni e
dei nazisti.
Poiché le transazioni dello IOR sono ben lontane dall'essere
trasparenti,
ci rimane solo la parola d'onore del suo presidente e della sua
amministrazione sulle sue attività.
Paradossalmente, il Papa è proprietario della Banca
Vaticana, ma quando
Giovanni Paolo I tentò d'intervenire, morì subito dopo. Benché la
Banca Vaticana affermi d'aver riveduto il suo
comportamento, rifiuta intenzionalmente di
occuparsi del
problema del riciclaggio dell'oro nazista che risale a più di
cinquant'anni fa. Giovanni Paolo II chiede scusa agli ebrei, ai
cristiani ortodossi,
agli ucraini, ai
discendenti degli schiavi africani, per gli errori commessi in passato,
ma i suoi avvocati difendono strenuamente la Banca Vaticana di fronte a una
corte
federale degli Stati
Uniti, per impedire la restituzione dell'oro nazista e l'avvio del
processo che indagherebbe ufficialmente sulla sua esistenza".
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