Venditori senza scrupoli, medici corrotti e malati immaginari
Quanti di noi hanno accompagnato il proprio figlio dal pediatra per sentirsi dire: “Non è niente, signora, gli dia questi per una settimana”, e giù una lista di farmaci all’ultima moda da assumere secondo varie posologie? Quanti hanno deciso di intraprendere una psicoterapia per mettere a fuoco i propri disagi e si sono ritrovati con le idee meno chiare di prima ma con la borsa piena di ansiolitici e antidepressivi? Quante volte la cura prescritta ci ha provocato effetti collaterali peggiori dei sintomi per cui l’avevamo iniziata?
Molti di noi avranno fatto questo genere di esperienze ma di certo sono in pochi a conoscere, o anche solo a immaginare, il quadro agghiacciante che Melody Petersen delinea in questo libro. Sviscerando un problema che riguarda tutti noi, l’autrice rivela come l’industria farmaceutica promuova i propri prodotti con la stessa aggressività e lo stesso cinismo di qualunque altra azienda, pilotando gran parte della ricerca in campo medico fino al punto di redigere da sé articoli che poi verranno firmati da scienziati di fama.
Ci mostra altresì come le aziende paghino i medici per moltiplicare le prescrizioni dei loro farmaci e mettano in campo un marketing aggressivo al fine di far passare il messaggio che siamo tutti “più o meno malati” e che la soluzione ai nostri problemi consiste nell’“assumere un farmaco al giorno” (o, meglio ancora, più di uno). Un atteggiamento, questo, che non di radoha sacrificato sull’altare del profitto la salute e perfino la vita stessa dei pazienti.
Un libro rivelatore che ci farà guardare con meno ingenuità ai prodotti di Big Pharma.
Melody Petersen è nata nel 1964 a Le Mars, nell’Iowa e, dopo gli studi di economia presso la locale università, ha conseguito un master in giornalismo all’Università del Maryland. Ex giornalista del New York Times, per il quale si è occupata di economia e politica, ha collaborato anche con il Philadelphia Inquirer e il San Jose Mercury News. Nel 1997 è stata insignita di un Gerald Loeb Award per il suo lavoro d’inchiesta e dal 2000 indaga sulle attività delle società farmaceutiche. Attualmente vive a Los Angeles con il marito.
Anche quest’anno il gruppo di informazione indipendente Project Censored ha raccolto in Censura le notizie che avrebbero dovuto occupare le prime pagine dei giornali e dei telegiornali e che, invece, sono letteralmente scomparse, misteriosamente “sfuggite” alle maglie sempre più larghe del giornalismo mainstream. Ecco alcuni esempi:
• La comunità internazionale si è pronunciata con forza per condannare i pescatori somali che compiono atti di pirateria e muovere loro guerra, ma al tempo stesso ha protetto con discrezione le flotte illegali, non denunciate e non controllate di tutto il mondo, che pescano di frodo e scaricano rifiuti tossici al largo delle coste del paese africano da quando è caduto il governo nazionale, ormai 18 anni fa.
• Robert Gates, ex-ministro della difesa del governo Bush e figura chiave nell’escalation della guerra in Iraq, è stato riconfermato da Barack Obama. Ma, nel settore della difesa, Gates è in compagnia di molti alti funzionari i cui presunti “decenni di esperienza” sono pieni di violazioni dell’etica, menzogne nei confronti del Congresso, profondi conflitti d’interesse e rimpasti all’interno del complesso industrial-militare statunitense.
• L’Ecuador si dimostra un’incubatrice di idee e pratiche innovative: nel novembre del 2008 il paese è diventato la prima nazione a impegnarsi in una disamina della legittimità e della composizione del proprio debito estero. Una verifica indipendente ha documentato l’esistenza di centinaia di possibili irregolarità nei contratti di debito sottoscritti con prestatori internazionali senza scrupoli. Due mesi prima, nel settembre del 2008, il paese sudamericano riconosceva, per la prima volta nella storia del nostro pianeta, diritti costituzionali alla natura, aprendo la via a un nuovo sistema di protezione ambientale.
• Gli attivisti per il diritto all’acqua hanno ampiamente criticato il Forum mondiale tenutosi a Istanbul alla fine di marzo del 2009. Il sito Web del Forum parla di “un’iniziativa aperta, partecipativa, con molti soggetti coinvolti”, in cui i governi, le ONG, le imprese e altri soggetti “promuovono rapporti e dibattiti, e tentano di trovare soluzioni per migliorare la sicurezza delle risorse idriche”. Tuttavia, il principale organizzatore dell’evento, il Consiglio mondiale dell’acqua, è dominato da due delle più importanti aziende private del settore idrico, Suez Environment e Veolia Environmental Services: chi critica l’iniziativa sottolinea gli evidenti conflitti di interesse a fronte di tematiche come l’accesso all’acqua o la sua privatizzazione.
Project Censored è un autorevole gruppo di ricerca sui media, attivo negli Stati Uniti e volto a promuovere il ruolo del “giornalismo indipendente in una società democratica”. Nasce nel 1976 da un’idea di Carl Jensen, docente della Sonoma State University, e dal 1996 è guidato da Peter Phillips.
Peter Phillips è professore di sociologia alla Sonoma State University, direttore di Project Censored e presidente della Media Freedom Foundation.
Mickey Huff è professore associato di storia al Diablo Valley College, vice-direttore di Project Censored e della Media Freedom Foundation nonché coordinatore del Project Censored College e degli affiliati universitari alla Media Freedom Foundation (http://mediafreedominternational.org).
“E' fin troppo facile per l'opinione pubblica incolpare i genitori o un non meglio identificato mondo di oggi del disagio dei bambini del terzo millennio. Risultato di approfondite ricerche, questo libro prende in esame le sofisticate ricerche d marketing che hanno come bersaglio giovani menti vulnerabili, non ancora pronte a compiere scelte consapevoli su ciò che conta veramente.” – Telegraph
“Il ritratto agghiacciante di una generazione di bambini cresciuti in fretta da multinazionali ansiose di espandere il loro mercato.” – The Independent
Nell’età dei consumi di massa, ognuno di noi rappresenta ed è catalogabile secondo target merceologici. Anche i nostri figli. Questo libro è una lettura essenziale per chiunque voglia capire le relazioni più profonde tra il "mondo commerciale" in cui viviamo e la vita dei bambini.
Il saggio è una approfondita indagine sui cortocircuiti comunicativi e i paradossi educativi che caratterizzano le vite dei bambini, sempre più spesso manipolate da campagne pubblicitarie specificatamente a loro rivolte.
“Il fenomeno dei bambini consumatori non è limitato agli Stati Uniti o alla Gran Bretagna, ma si è esteso a ogni paese europeo. Perfino in Cina, i più forti tra i nuovi consumatori sono i 312 milioni di under 15”, spiegano Nairn e Mayo.
Oggi il 90 per cento dei teenager possiede un proprio televisore, una percentuale che resta molto alta – attorno al 60 per cento – anche per i bambini di 5-6 anni. Oltre un terzo dei ragazzi ha un PC personale, e i due terzi hanno almeno una consolle per videogiochi. Le cose non vanno meglio per il cellulare: quasi la metà delle bambine delle elementari (e il 39 per cento dei maschietti) e quasi tutte le ragazze delle superiori (il 98 per cento, mentre i coetanei maschi si fermano al 90) ne possiedono uno.
Molti di questi bambini e ragazzi pensano di poter far fronte alle pubblicità che interrompono i programmi televisivi, che compaiono sugli schermi dei loro cellulari e in cui si imbattono mentre navigano in internet. Molti genitori tengono i figli chiusi in casa per proteggerli dal bullismo e dagli incontri pericolosi; una scelta controproducente, visto che è più facile, per eventuali molestatori, approcciare i ragazzi online, attraverso i social network, piuttosto che in strada; per di più, sta prendendo piede il fenomeno dei “molestatori commerciali” che raccolgono informazioni personali dall’85 per cento dei siti visitati dai ragazzini. È sempre più facile trattare i bambini come esseri delicati, vulnerabili e in pericolo, da tenere sotto una campana di vetro invece di attribuire loro un ruolo attivo nella creazione di regole volte a promuovere e proteggere i loro interessi.
Dopo aver intervistato circa 3000 bambini e 300 adulti, Mayo e la coautrice Agnes Nairn, professoressa di marketing alla EM-Lyon Business School in Francia e alla Rotterdam School of Management dell’Erasmus Universiteit, nei Paesi Bassi, mostrano in quali modi e forme i bambini siano quotidianamente bombardati da slogan e immagini che fanno leva sui loro sogni e ne sfruttano i punti deboli. Spiegano perché le bambine torturano le loro Barbie, cosa provano i ragazzini per David Beckham, perché le mamme siano più in gamba dei papà, come mai i bambini delle famiglie più rigide tendano a diventare i consumatori più sfrenati e, soprattutto, perché l’eccesso di marketing porti all’infelicità.
“Non c'è nulla di più irritante, in una qualsiasi organizzazione, che vedere o sapere che il mio vicino fa lo stesso lavoro che faccio io, ma guadagna di più o fa un orario più comodo.” – Luciano Gallino
“I precari sono davvero un peso per le scuole, ma la colpa non è loro che sono vittime di un sistema folle. Molto spesso, loro sono portatori di nuove esperienze, di nuove conoscenze, di rinnovato entusiasmo e dedizione al lavoro, cose di cui le scuole hanno un gran bisogno.” – Franco Fondriest, direttore didattico
“Non è vero che licenzierò i precari della scuola. Come si può definire licenziato un professore precario assunto senza giusta causa?” – Mariastella Gelmini. ministro dell'Istruzione
Una delle più gravi forme di sfruttamento e di discriminazione sul luogo di lavoro si sta perpetuando nella scuola pubblica. È questa la tesi dell’ultimo libro di Vincenzo Brancatisano, Una vita da supplente – Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana che si appresta a diventare il manifesto dei precari: un viaggio nel mondo del precariato della scuola, il frutto di una lunga inchiesta condotta sul campo, mille denunce documentate che raccontano un fenomeno sociale che ha come protagonisti la scuola pubblica e i propri dipendenti, un fenomeno che sarebbe ritenuto riprovevole e deprecabile se fosse riferito al mercato del lavoro privato. Centinaia di migliaia di insegnanti precari vengono spremuti e mal pagati da un datore di lavoro, lo Stato, che nello stesso tempo scrive leggi contro lo sfruttamento e la violazione dei diritti.
Vincenzo Brancatisano porta ad emersione, forte di una narrazione coinvolgente e spesso sconvolgente, una realtà italiana allarmante: migliaia di lavoratori vengono assunti e cacciati via da scuola anche decine di volte nell’arco di un’intera carriera lavorativa e cambiano ogni anno classi, sedi e colleghi con grave danno per intere generazioni di studenti che, a loro volta, non capiscono il motivo del dissennato valzer di professori cui sono costretti ad assistere in continuazione.
In un clima di vero e proprio mobbing istituzionalizzato, i supplenti sono perennemente umiliati da leggi illogiche e da graduatorie assurde dove non contano il merito e la bravura di chi è chiamato a insegnare, ma criteri mortificanti quale, tra gli altri, la partecipazione a costosissimi corsi per corrispondenza (dalla dubbia attendibilità); l’avere insegnato in sedi situate sopra i seicento metri sul livello del mare consente addirittura di raddoppiare il punteggio di servizio. Le famiglie italiane sanno che lo Stato, con la complicità di ridicoli corsi di riconversione, sta per costringere molti professori di ruolo a insegnare ai propri figli materie di cui non hanno competenze? Brancatisano rintraccia lucidamente i motivi storici e le responsabilità politiche che hanno prodotto la realtà attuale: non solo quelle dello Stato ma anche quelle dei sindacati.
Il capitolo finale fornisce ai precari una speranza concreta di riscatto. Molti Tribunali italiani, ispirati dalla legislazione e dalla giurisprudenza comunitaria europea, stanno dando ragione ai lavoratori vittime di abuso di contratti a termine che si sono svincolati dalla morbida tutela sindacale. Una lunga e ormai inarrestabile serie di sentenze sta mettendo in ginocchio il Ministero dell’Istruzione, condannato a riconoscere gli scatti di anzianità ai precari. Una delle ultime sentenze ha riconosciuto ai precari della scuola che hanno fatto causa allo Stato cifre davvero ragguardevoli che superano le decine di migliaia di euro. Migliaia di precari della scuola sono però ancora all’oscuro di questa opportunità e il libro dimostra senza timore di smentita come di analoghe sentenze potrebbe giovarsi anche il popolo sterminato dei precari degli altri comparti che decidessero di agire in giudizio.
Una vita da supplente – Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana consegna al pubblico l'immagine scabrosa di un ignorato Mondo a Parte.
Vincenzo Brancatisano (1960) è docente di Discipline giuridiche ed economiche e giornalista. Collabora con La Gazzetta di Modena e altre testate. Nel 1998 ha ricevuto il premio Antonio De Curtis per il libro Di Bella, l’uomo, la cura, la speranza, edito da Positive Press e uscito in edizione inglese per Quartet Books a Londra. È autore di Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella (Travel Factory, 1999), Sentenze di vita (Travel Factory, 2000), La scelta di Dionigio (Mondo Nuovo, 2002). È coautore di Di Bella, la sua cura contro il cancro, edito da Zanfi Editore nel 1998. Grazie al suo sito internet (http://www.vincenzobrancatisano.it/), Brancatisano è inoltre diventato un punto di riferimento per il mondo degli insegnanti.
“In tutte le analisi dei problemi dell’Africa, c’è una risorsa naturale che spesso non viene apprezzata: gli africani stessi.” – Wangari Maathai
“Questo libro è un manifesto per il cambiamento, che veicola un messaggio cruciale tanto per le agenzie umanitarie e i governi quanto per una contadina che coltiva il fianco di una collina in Kenya.” – The Ecologist
“Wangari Maathai e il Green Belt Movement ci mostrano le soluzioni che porteranno l’Africa a rivedere la luce. Spero che il mondo sostenga le sue idee e il suo messaggio di speranza.” – Nelson Mandela
Per molti di noi pensare all’Africa significa richiamare alla mente bambini dal ventre gonfio, ragazzi soldato, uomini e donne afflitti dalla povertà e dalla disperazione. Ed è questa l’immagine che i media tendono a trasmettere più di frequente, per rendere la misura dei problemi che affliggono il continente e fare appello ai nostri sentimenti di solidarietà. L’Africa è certamente questo, ma è anche molto altro. In questo libro Wangari Maathai, premio Nobel per la pace e fondatrice del Green Belt Movement, offre uno sguardo diverso sul continente e al tempo stesso invita con veemenza gli stessi africani a liberarsi del sentimento di inferiorità che da secoli li affligge, e a recuperare le proprie radici culturali e il senso della dignità prendendo in mano il proprio destino. Maathai lancia un appello per una rivoluzione morale che porti gli abitanti del continente a collaborare, alla pari, con la comunità internazionale per il futuro dell’Africa, assumendosi le proprie responsabilità e affrancandosi dalla dipendenza dagli aiuti. Non è più possibile sperare in un soccorso che cada dall’alto, come una manna divina. È tempo che l’Africa si rialzi e cammini con le proprie gambe.
Con un’esposizione chiara e dettagliata, l’autrice prende in esame i principali ostacoli che frenano lo sviluppo del continente, a livello internazionale, nazionale e dei singoli cittadini – lo stravolgimento culturale, la perdurante povertà, una leadership corrotta e iniqua interessata a fomentare i conflitti su base etnica – e descrive con efficacia ciò che gli africani possono e devono fare per sé stessi.
Forte di trent’anni di impegno come ambientalista e attivista per la democrazia, l’autrice propone un’analisi attenta e fiduciosa della complessa e dinamica natura dell’Africa, mettendo in luce opportunità concrete e scelte realistiche all’insegna del cambiamento e del progresso. Appassionato e partecipe, La sfida dell’Africa è un libro di grandissima importanza per il futuro non solo del continente ma di tutto il pianeta.
Nel 1971 Wangari Maathai è stata la prima donna centrafricana a laurearsi presso l’Università di Nairobi; sei anni dopo, ha fondato il Green Belt Movement, un’associazione no profit costituita da donne provenienti da aree rurali che nel solo Kenya ha piantato 40 milioni di alberi per combattere il disboscamento. Nel 2002 è stata eletta al parlamento keniota, e l’anno seguente è stata nominata sottosegretario per l’ambiente, le risorse naturali e la fauna selvatica. Nel 2004 è stata insignita del premio Nobel per la Pace “per il suo operato nel campo dei diritti delle donne, perché il suo lavoro ha ispirato moltissimi altri attivisti, perché ha saputo conciliare la scienza e il lavoro democratico”. Autrice del testo autobiografico Solo il vento mi piegherà (Sperling & Kupfer, 2007), tiene conferenze in tutto il mondo. Vive a Nairobi.
Un compendio di tutte le principali questioni legate alle risorse idriche del nostro paese, dalla privatizzazione degli acquedotti alla qualità delle acque di rubinetto e minerali, dai problemi di tante realtà locali fino ai recenti dibattiti parlamentari.
Il nostro viaggio inizia in un angolo di Lazio alle porte di Roma, “tra la Via Pontina e il West”. Qui, in una terra che settant’anni fa è stata strappata alle acque e ora lotta per bere, si combatte dal 2004 una delle battaglie-simbolo del più contestato e controverso processo di privatizzazione avvenuto in Italia. Ad Aprilia 6.500 famiglie si battono strenuamente, da più di cinque anni, contro la gestione dell’acquedotto locale, affidata a una società mista pubblico-privato. La loro strategia è al contempo legale ed emotiva: è fatta di informazione, di ricorsi e controricorsi, di denunce, di opposizione a strumenti come i derivati finanziari ad alto rischio (gli stessi che hanno provocato l’attuale crisi dei mercati).
Questo libro usa la storia e le battaglie dei cittadini di Aprilia come percorso-guida e cartina tornasole della gestione delle risorse idriche in tutto il nostro paese. Ma non si parla solo d’acqua. Si parla anche di carta: quella delle bollette e quella filigranata delle banconote, un sacco di soldi (e di debiti). Quella, più volatile, su cui sono redatti i mille contratti, regolamenti, delibere e decreti (fino all’ultimo, del 18 novembre 2009) che costruiscono l’architettura di quella terra immateriale in cui il liquido più prezioso che abbiamo diventa inestimabile, soprattutto per gli affari. Attraverso il resoconto di tanti altri casi di protesta civile, presenti ormai in ogni regione italiana, il lettore scoprirà che della riforma sono stati traditi i principi ispiratori e le premesse stabilite con la legge Galli, che era pensata per migliorare il servizio al cittadino e ridurre gli sprechi.
Nella stragrande maggioranza dei casi, i due obiettivi non sono stati raggiunti; in compenso, sono nate centinaia di nuove poltrone per politici locali e affaristi negli ATO (Ambiti territoriali ottimali, i parlamentini locali dell’acqua) e si sono moltiplicate le spese, le consulenze e gli introiti per le multinazionali specializzate del settore. Il tutto a fronte di un aumento delle bollette e della rabbia dei cittadini.
La casta dell’acqua è un compendio di tutte le principali questioni legate alle risorse idriche del nostro paese, dalla privatizzazione degli acquedotti alla qualità delle acque di rubinetto e minerali, dai problemi di tante realtà locali fino ai recenti dibattiti parlamentari. Un libro che, per l’importanza dell’argomento e delle sue ramificazioni a livello politico, economico, sanitario e sociale, dovrebbe interessare ognuno di noi.
Giuseppe Marino (1969) è palermitano di nascita, romano d’adozione, milanese per lavoro. Vice-caporedattore del Giornale per l’attualità, ha lavorato per svariati quotidiani, radio, emittenti televisive e siti Internet.
Come l’Occidente ha creato una crisi alimentare globale
“Walden Bello è oggi il più importante ‘rivoluzionario del buon senso’ al mondo.” — Naomi Klein
“Una guida fondamentale per chi desidera capire come l’Occidente sfrutti ancora i poveri e gli indifesi del mondo… Walden Bello sfida la propaganda e le politiche americane ed europee con un’analisi originale e persuasiva.” — Chalmers Johnson, Professor Emeritus, University of California
“Una lettura obbligata per studiosi, attivisti e cittadini globali.” — Phyllis Bennis, Institute for Policy Studies, Washington, DC
Dal 2006 a oggi il prezzo del cibo è aumentato vertiginosamente, al punto che i generi alimentari di prima necessità sono divenuti inaccessibili a un numero sempre maggiore di persone in tutto il pianeta. I governi e le istituzioni sovranazionali non hanno saputo gestire questa situazione e il Programma alimentare mondiale ha lanciato l’allarme, affermando che le sue riserve si stanno assottigliando rapidamente e potrebbero non essere sufficienti a fronteggiare l’emergenza.
La crisi non è passeggera: ha radici profonde, legate non solo all’aumento dei costi dell’energia e al crescente ricorso ai biocarburanti, ma anche alle deleterie politiche globali del Fondo monetario internazionale e dell’Organizzazione mondiale del commercio in materia di agricoltura.
Accompagnando il lettore in un viaggio che tocca diversi paesi – dal Malawi al Messico, dalle Filippine alla Cina – Walden Bello conduce un’accurata analisi delle politiche neoliberiste che hanno portato la produzione alimentare sull’orlo del baratro in tutto il mondo e mette in luce gli effetti nefasti prodotti nel settore agricolo dall’industria alimentare e dalla monocoltura, sostenute da importanti organismi internazionali come l’FMI, il WTO e la Banca mondiale.
Secondo l’autore una soluzione è ancora possibile, e passa per il principio della sovranità alimentare, che permetterebbe alle nazioni in via di sviluppo di proteggere e sostenere la biodiversità attraverso il graduale abbandono della produzione su vasta scala, pensata per l’esportazione, e il ritorno a un sistema basato sui piccoli agricoltori.
La via contadina all’agricoltura non sarebbe vantaggiosa solo a livello locale, assicurando l’autosufficienza alimentare delle popolazioni coinvolte: Bello dimostra infatti come le grandi monocolture non diano buoni risultati nemmeno sul piano economico, ma vengano superate dalle unità agricole di dimensioni più ridotte in termini di produzione e resa per ettaro.
Walden Bello, autorevole economista e sociologo filippino, docente universitario e direttore dell’associazione Focus on the Global South, ha fatto della combinazione tra ricerca scientifica e militanza politica una vera e propria cifra distintiva, che gli ha permesso di ottenere nel 2003 il Right Livelihood Award (il Premio Nobel alternativo) e prima ancora la stima di tutti coloro che si battono per una globalizzazione diversa.
STORIA CRITICA DELL'INFORMAZIONE AL TEMPO DI INTERNET
Il conformismo, la sciatteria, la sudditanza culturale, il servilismo e il carrierismo sono i primi motori di omologazione dei media tradizionali. Una speranza viene da Internet.
Nella nebulosa informativa, i “media personali di comunicazione di massa”, dove milioni di liberi cittadini possono dire la propria, libertà di stampa vuol dire biodiversità informativa e giornalismo come bene comune.
Secoli prima che la nostra Costituzione garantisse il “diritto di stampa”, nella Venezia di fine Quattrocento era già stato codificato il “privilegio di stampa”. Ancora oggi l’imprinting del giornalismo ufficiale, che si fa scudo con la grande storia del Quarto potere, è la corrività con l’establishment politico ed economico.
La concentrazione editoriale spacciata per libertà d’espressione sta cancellando, senza bisogno di censure, le voci di interi spezzoni della società mentre gli sponsor si pongono come unici interlocutori del giornalismo.
Se il collateralismo tra mass media e potere è un consolidato processo storico e solo ciò che è vendibile è rappresentato, i media disegnano una società unidimensionale dove interi mondi sono oscurati, travisati o criminalizzati. In una società dove, usando le parole di Noam Chomsky, il giornalismo è “la fabbrica del consenso”, tutti i migranti sono delinquenti e tutte le donne aspiranti veline.
La crisi etica ed economica della stampa è accelerata dal medium che incarna l’informazione del futuro: Internet. A 15 anni dall’arrivo dei giornali in Rete è tempo di ripercorrerne la storia: le edizioni digitali rappresentano finora un’occasione mancata, usata per abbassare i costi, precarizzare i giornalisti e omologare verso il basso il messaggio.
Trent’anni di informazione digitale rappresentano però anche un parallelo processo di democratizzazione dell’informazione. La Rete offre sinapsi e tecnologia libera, rompendo la gabbia della concentrazione editoriale. Abbassando l’asticella permette a milioni di soggetti di far circolare notizie non filtrate dal mainstream.
Con luci e ombre, da molto prima della nascita dei blog, del Web 2.0, dei social network, la Rete ha reso possibile un giornalismo diffuso e partecipativo, dal basso, ma non per questo meno verificabile. Se i media tradizionali si basano sulla cooptazione, il “giornalismo partecipativo” fonda la propria autorevolezza sulla revisione tra pari caratteristica della comunità scientifica e sulla comunicazione aperta. Siamo di fronte a un’erosione del latifondo mediatico e a una Riforma agraria dell’informazione?
Gennaro Carotenuto insegna Storia del giornalismo e dei nuovi media e Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Macerata. Giornalista pubblicista, dal 1998 collabora con Radio3Rai e scrive per il trimestrale Latinoamerica dal 1992. Ha collaborato con quotidiani come El País, La Stampa, La Jornada. Dal 1997 è analista di politica internazionale del settimanale uruguayano Brecha. Dal 1995 sperimenta il giornalismo partecipativo con un proprio sito personale: http://www.gennarocarotenuto.it. Nel 2005 ha pubblicato Franco e Mussolini, la guerra vista dal Mediterraneo (Sperling&Kupfer). Nel 2007 ha curato il volume Storia e comunicazione. Un rapporto in evoluzione (EUM).
di JAMES ORBINSKI(Ex-presidente di Medici Senza Frontiere)
L'AZIONE UMANITARIA NEL XX SECOLO
C’è un’espressione ruandese che non dimenticherò mai: “Ummera”, che significa “coraggio”. È ciò che mi ha detto una paziente del nostro ospedale a Kigali. Ormai anziana, era stata ferita a colpi di machete: il suo corpo era stato razionalmente e sistematicamente mutilato, e il suo viso era stato sfregiato in modo talmente meticoloso da far pensare che le ferite seguissero un disegno preciso. In quel momento per lei potevo fare ben poco – soltanto arrestare le emorragie con qualche punto di sutura. Eravamo completamente sopraffatti. La donna lo sapeva, e anch’io: c’erano molte altre persone nelle stesse condizioni. Così mi disse, con la voce più chiara che io abbia mai sentito: “Allez, allez. Ummera, ummera–sha. Vai, vai, amico mio… trova e fai vivere il tuo coraggio”. – James Orbinski
Era il 1988 quando James Orbinski, un giovane studente di medicina, giunse per la prima volta in Ruanda.
Quel viaggio, a cui ne sarebbero seguiti molti altri, avrebbe completamente cambiato il suo futuro di medico, e di uomo. Studiando lo sviluppo dell’AIDS tra i bambini ruandesi, James si trovò a fronteggiare dolore e sofferenze diffuse, spesso evitabili, spesso generate dalla corruzione politica ed economica.
Segnato da quell’esperienza e colpito dalle profonde ingiustizie che aveva visto e vissuto, decise di entrare a far parte di Medici Senza Frontiere, arrivando a ricoprire la carica di presidente dell’associazione nell’anno in cui questa ricevette il premio Nobel per la pace.
Come membro di MSF, Orbinski ha lavorato nei più drammatici teatri di guerra del mondo: in Perù durante l’epidemia di colera, in Somalia in piena guerra civile, in Afghanistan in un campo profughi circondato da mine antiuomo, in Ruanda mentre il paese precipitava nell’inferno del genocidio e in Kosovo, dove l’azione umanitaria è diventata una giustificazione per l’intervento militare.
Un’offerta imperfetta racconta la storia ventennale di un medico che ha deciso di mettersi al servizio dei più deboli, dovunque si trovino. Raccolta di eventi tragici, ma anche di grandiosi esempi di coraggio ed empatia col prossimo, questo libro è un’opera profondamente personale, ma al tempo stesso squisitamente politica. È lo stesso Orbinski a scrivere, citando Camus: “Il ruolo del medico è quello di testimoniare la realtà dell’umanità e di denunciare apertamente gli orrori dell’inerzia politica. Il solo crimine comparabile alla barbarie è quello dell’indifferenza, del silenzio, e dell’oblio”.
James Orbinski (1960) è medico, scrittore e attivista per i diritti umani, nonché professore di medicina e di scienze politiche all’Università di Toronto. Dal 1992 lavora per Medici Senza Frontiere, di cui è stato presidente dal 1998 al 2001, nel periodo in cui l’organizzazione ha ricevuto il premio Nobel per la pace (1999). Vive in Canada.
Titolo UN'OFFERTA IMPERFETTA
Autore JAMES ORBINSKI (EX PRESIDENTE MEDICI SENZA FRONTIERE)
di PETER CHAPMAN L'IMPERO DELLA UNITED FRUIT ALLE RADICI DEL CAPITALISMO MODERNO
UNA STORIA DI SFRUTTAMENTO, AVIDITA' E RIVOLUZIONI
Un abitante dell’immaginario villaggio di Macondo, nato dalla fantasia di García Márquez, pronuncia una frase che suona come il perfetto sunto di questo libro straordinario: “Guardate un po’ in che casino ci siamo cacciati solo per aver invitato un gringo a mangiare banane”. – The New York Times
Chapman ci fa capire come anche un prodotto apparentemente innocuo come una banana abbia compiuto un viaggio lungo e moralmente complesso per arrivare sulle nostre tavole. – The Guardian
Un racconto irresistibile, che ci mette in guardia contro i mali causati dall’eccessivo potere delle multinazionali e dalla globalizzazione selvaggia. – Publishers Weekly
Potentissima grazie alle vaste piantagioni di banani e al totale controllo della rete ferroviaria in gran parte del Centro America, la United Fruit Company – conosciuta come La Compañia o con il più torvo appellativo di El Pulpo – è stata la prima società della storia a mettere a punto le spietate strategie del capitalismo selvaggio, le stesse che oggi vengono adottate da numerose multinazionali. Della compagnia Pablo Neruda ha scritto: “Si riservò la parte più succosa, la costa centrale della mia terra, la dolce cintura d’America. Ribattezzò le sue terre Repubbliche delle Banane”. E trasformò intere nazioni centroamericane in feudi “usa e getta”.
Peter Chapman ripercorre in questo volume tutti i misfatti della United Fruit: dalla corruzione diffusa a ogni livello del potere all’abolizione di ogni forma di rappresentanza sindacale, dalla repressione di centinaia di lavoratori colombiani nel 1928 al ruolo preminente nei golpe del 1911 in Honduras e del 1954 in Guatemala e nell’invasione della Baia dei Porci, fino all’imposizione di una monocultura selvaggia a scapito dell’ecosistema tropicale.
Bananas è una storia amara e suggestiva che si snoda dalla giungla del Costa Rica sino ai vertici del potere a Washington. La storia di una compagnia infame, che ha anticipato le pratiche scellerate delle moderne e rapaci multinazionali; di una società coinvolta nello scandalo Watergate e che ha intrattenuto rapporti segreti con personaggi come Richard Nixon e il controverso agente della CIA Howard Hunt; che ha intuito per prima l’importanza delle pubbliche relazioni e manipolato la stampa, alimentato la collera rivoluzionaria di Che Guevara e Fidel Castro, ispirato il genio letterario di Gabriel García Márquez. E che, soprattutto, ha piantato i semi del capitalismo moderno.
Peter Chapman scrive per il Financial Times ed è stato corrispondente dall’America centrale per Latin American Letters, The Guardian e la BBC.
di PETRA RESKI DA PALERMO A DUISBURG: SANGUE, AFFARI, POLITICA E DEVOZIONE
“La mafia non è un problema esclusivamente italiano né un affare di coppole e di realtà arretrate del sud Italia, ma un problema europeo”. – Petra Reski
“Se andiamo avanti così in pochi anni la ’ndrangheta si mangia la Germania”. Petra Reski ha i titoli per dirlo: da vent’anni scrive articoli sulle cosche. Ora però il suo ultimo libro è diventato un caso. Scomodo anche per lei. – Io Donna, Corriere della Sera
Petra descrive gli affari dei mammasantissima della ’ndrangheta in Italia e nel suo paese: alberghi, pizzerie, strutture di lusso ma anche finanziarie, conti correnti e investimenti. Fa nomi e cognomi dei boss e dei loro referenti e protettori politici, descrive i raffinati meccanismi del riciclaggio raccogliendo inchieste fatte in Italia e il parere di magistrati che da anni sono impegnati sul difficile fronte della lotta alla mafia finanziaria. – L’Unità
Duisburg, agosto 2007. Davanti al ristorante Da Bruno vengono ritrovati i cadaveri di sei uomini, tutti calabresi, crivellati da 70 proiettili. Sarà chiamata la Strage di Ferragosto: il primo segno evidente della penetrazione delle mafie italiane nel mondo, della lenta ma inarrestabile colonizzazione portata avanti dai “cafoni” in Francia, Spagna e Germania. Ed è proprio qui, nel cuore produttivo d’Europa, che la mafia ha da tempo indirizzato i propri traffici, non solo per farli fruttare ma soprattutto per “ripulirli”: alberghi, pizzerie, ristoranti di lusso ma anche conti correnti e finanziarie.
Il libro di Petra Reski, da vent’anni corrispondente in Italia per la stampa tedesca, è un lungo viaggio di ritorno da Palermo a Duisburg. La ricostruzione di un mosaico di luoghi, persone e vicende che parte dalla Sicilia e sale seguendo le rotte della criminalità: Calabria, Campania, su fino al ricco nord-est. E poi ancora oltralpe, nella sua Germania, terra di elezione della mafia, dove non esiste il reato di associazione mafiosa e non sono ammessi l’uso intensivo delle intercettazioni e la confisca dei beni.
Nell’edizione originale il libro è uscito censurato per volontà dell’autorità giudiziaria tedesca, intervenuta su richiesta di alcuni personaggi i cui nomi sono ben noti perché figurano nelle informative di polizia (sia italiane che tedesche), nei documenti giudiziari, in numerosi resoconti giornalistici. Tuttavia, di loro non si può parlare in un libro; la gente deve continuare a ignorare il problema. L’edizione italiana poteva scegliere di eliminare semplicemente queste parti del testo; invece ha deciso di riportare le medesime righe nere sulle parole che sono costate a Petra Reski intimidazioni e minacce. Perché il lettore abbia una chiara immagine del bavaglio con cui il potere cerca costantemente di ridurre al silenzio il giornalismo più coraggioso.
Petra Reski è nata in Germania, nella regione della Ruhr, ha studiato a Trier, Münster e Parigi e si è laureata in letteratura francese, scienze politiche e sociologia. Ha vinto il concorso della scuola di giornalismo di Amburgo, la prestigiosa Henri-Nannen-Schule, e ha iniziato la sua carriera come reporter per il settimanale Stern. Attualmente è corrispondente culturale per Die Zeit e altre testate tedesche, mensili e settimanali, tra cui Geo, Focus, Merian, e ha pubblicato svariati libri. Arrivata in Italia nel 1989 per scrivere un reportage sulla primavera a Palermo, decide di rimanervi “per comprendere quelle che sono le contraddizioni di questa terra anche attraverso la mafia”. Da allora non ha mai più smesso di occuparsene. Il suo sito è www.petrareski.com
In Germania è stata eletta Miglior Giornalista del 2008 nella categoria “reporter” proprio a seguito della pubblicazione di questo libro. In Italia, per il suo impegno “al servizio dei grandi valori del giornalismo”, ha ricevuto a Nocera Inferiore il Premio Civitas 2009 da parte dell’associazione ANDE, che premia donne distintesi per il loro impegno nella lotta alla mafia, e l’ Amalfi Coast Media Award, il premio internazionale del giornalismo.
Chi ha ucciso RFK? – MASSIMO MAZZUCCO Un film-indagine e un libro inchiesta
QUELLA SERA FURONO SPARATI 11 COLPI. LA PISTOLA DI SIRHAN POTEVA CONTENERNE SOLTANTO 8. CHI HA SPARATO GLI ALTRI?
Offuscata forse da quella del fratello più famoso, la figura di Robert Kennedy è rimasta per lunghi anni nell’ombra, e solo con l’elezione di Barack Obama ci si è accorti che molto di quanto previsto da Robert Kennedy 40 anni fa si è venuto puntualmente avverando fino ad oggi.
Nel frattempo sono anche emersi molti dettagli storici, grazie a diverse confessioni avvenute in punto di morte, che hanno permesso di integrare in maniera sostanziale il quadro d’insieme di uno dei periodi più interessanti della storia americana: la presidenza di John Kennedy.
Ci si accorge così che Robert è stato semplicemente il lato oscuro di quella presidenza, sulla quale ha influito almeno quanto il fratello. Inseparabili, imprevedibili e indecifrabili, i due “bambocci viziati” – come li chiamava Johnson – in pochi anni hanno messo a soqquadro l’intera vita politica americana.
Dalla crisi di Cuba allo scontro con il crimine organizzato, dai ricatti dell’FBI alla guerra segreta con la CIA, John e Robert Kennedy hanno giocato a viso aperto una partita che sapevano già di non poter vincere, ma che non potevano assolutamente evitare di combattere.
Per rendere l’idea della simbiosi con cui i due fratelli agivano quotidianamente, basterà pensare che alla notizia dell’omicidio di Dallas, che Robert Kennedy ricevette nel suo ufficio di Washington, l’allora Ministro di Giustizia commentò: “Pensavo che potessero ammazzare uno di noi, ma avevo sempre creduto che sarei stato io.” Ma era solo questione di tempo. Cinque anni dopo sarebbe toccato anche a lui. Quello che accadde la notte del 5 giugno 1968 all’Ambassador Hotel di Los Angeles resta ancora da chiarire fino in fondo, ma con certezza assoluta si può già affermare che Sirhan Bishara Sirhan, l’uomo che fu accusato e condannato per l’omicidio, non sparò nemmeno uno dei tre colpi che uccisero Robert Kennedy. *
E molti dei dettagli storici emersi di recente suggeriscono con prepotenza che dietro alla morte del senatore ucciso all’Ambassador Hotel ci sia la stessa mano che già volle la morte del fratello presidente.
* Il DVD allegato presenta ed analizza nel dettaglio tutti gli aspetti più importanti dell’omicidio e delle indagini, portando ad una ricostruzione dei fatti completamente diversa da quella comunemente accettata.
Massimo Mazzucco, già autore di cinema, da quando c’è Internet ha spostato tutta la sua attività sulla rete. È il responsabile del sito italiano di news luocomune.net, e produce documentari in formato digitale, su argomenti particolarmente scottanti come l’11 settembre (“Inganno Globale”, uscito insieme al libro dallo stesso titolo, e “Il Nuovo Secolo Americano”), o i segreti militari che riguardano gli oggetti volanti non identificati (“I Padroni del Mondo – UFO, militari e pericolo atomico”).
UN VIAGGIO SCIOCCANTE NEL CUORE DELLA CORRUZIONE E DELLO SFRUTTAMENTO MESSI IN ATTO DALL’INDUSTRIA MULTIMILIARDARIA DEL CACAO
IL BLOOD DIAMONDS DEL CIOCCOLATO
Per la maggior parte di noi, il cioccolato è molto più che un semplice alimento divenuto parte integrante della dieta occidentale. È anche sinonimo di piacere seducente e appagante, può offrire una compensazione affettiva o creare dipendenza al pari di alcool e tabacco. Tuttavia, dietro la sua immagine edulcorata e romantica si cela una lunga storia fatta di sfruttamento, corruzione, ingordigia e schiavitù.
L’autrice offre un panorama completo della storia del cioccolato: prendendo le mosse dall’aristocrazia spagnola ed europea, che impazzì per questa prelibatezza azteca e schiavizzò intere popolazioni per assicurarsene l’approvvigionamento, si arriva sino a oggi e a quanto sta accadendo negli stati dell’Africa occidentale. Qui, e in particolare in Costa d’Avorio, terra in cui viene prodotta la metà del cacao mondiale, la ricchissima industria del cioccolato va da tempo foraggiando la guerra civile e diffondendo corruzione e povertà.
Pionieristico e rivelatore, Cioccolato amaro è una storia sociale, un’indagine appassionata e una coraggiosa denuncia nei confronti di un’industria multimiliardaria che ha istituzionalizzato la miseria per asservirla al nostro piacere.
Questo libro evidenzia l’enorme divario esistente tra i bambini europei e americani che sgranocchiano cioccolata mentre vanno a scuola e quelli che [in Africa] devono, sin dall’infanzia, lavorare per sopravvivere; il divario tra chi raccoglie il cacao nelle piantagioni e chi scarta uno snack al cioccolato. – dall’introduzione di Cioccolato amaro
Carol Off ha raccontato e vissuto in prima persona molti conflitti, dalla guerra nell’ex Jugoslavia sino alla “guerra al terrore” portata avanti dagli USA. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti per i suoi documentari girati in Africa, Asia ed Europa e trasmessi dalla CBC. Vive a Toronto.
I più importanti fotografi e giornalisti riuniti per affrontare le questioni essenziali del nostro tempo David Elliot Cohen
Quello che conta dimostra come la fotografia con coscienza sociale possa scatenare il dibattito pubblico, spronare il cambiamento e sensibilizzare il pensiero collettivo.
Per 150 anni, la fotografia non solo ha documentato le vicende e gli eventi umani, ma ne ha talvolta cambiato il corso. Accadde per Jacob Riis che mostrò l'abiezione e la miseria in cui erano costretti a vivere gli abitanti del Lower East Side di New York, vittime della più spietata speculazione edilizia e dell'ingordigia di politicanti corrotti. Accadde per Lewis Hine che riprese i bambini, fuori e dentro le fabbriche, realizzate per conto del National Child Labor Committee, attraendo l'attenzione degli americani sullo sfruttamento del lavoro minorile. E' accaduto con gli scatti delle torture commesse nella prigione di Abu Ghraib.
Su questa scia, Quello che conta propone diciotto storie di stringente attualitˆ affrontate da importanti fotoreporter e autorevoli giornalisti sulle grandi questioni del nostro tempo: il cambiamento climatico, l'AIDS, il genocidio in Darfur, la tragedia di Chernobyl, l'iniqua distribuzione della ricchezza, la dipendenza mondiale da petrolio, il dramma delle spose bambine e molto altro.
Alcune delle storie e delle immagini qui proposte vi faranno piangere, altre arrabbiare. Ma di certo non vi lasceranno indifferenti.
"Cosa importa al mondo? Cosa importa a ognuno di noi? Cosa c'è di fondamentale e urgente? Le risposte sono contenute in questo libro straordinario e commovente. Un'esortazione affinchè tutti si sentano coinvolti." Isabel Allende
LA FOTOGRAFIA PRESENTA LA VERITA', anticipa il discorso pubblico e spinge all'azione. In Quello che conta, diciotto storie raccontate dai migliori giornalisti di oggi e catturate da grandi fotografi ci espongono le questioni più urgenti del nostro tempo: riscaldamento climatico, degrado ambientale, AIDS, malaria, jihad globale, genocidio in Darfur, iniqua distribuzione della ricchezza e molto altro.
Fotografie di: Shahidul Alam – The Associated Press – Gary Braasch – Marcus Bleasdale – Raymond Depardon – Paul Fusco – Lauren Greenfield – Maggie Hallahan – Ed Kashi – Gerd Ludwig – Magnum – Susan Meiselas – James Nachtwey – Shehzad Noorani – Gilles Peress – Sebasti‹o Salgado – Stephanie Sinclair – Brent Stirton – Tom Stoddart – Anthony Suau – Stephen Voss
Interventi di: Omer Bartov, Brown University Judith Bruce, The Population Council Awa Marie Coll-Seck, Roll Back Malaria Partnership Richard Covington, Elizabeth C. Economy, The Council on Foreign Relations Helen Epstein, Fawaz A. Gerges, Sarah Lawrence College Peter H. Gleick, The Pacific Institute Gary Kamiya, Salon.com Paul Knox, Virginia Tech David R. Marples, University of Alberta Douglas S. Massey, Princeton University Bill McKibben, Middlebury College Samantha Power, Harvard University John Prendergast, Enough Project Jeffrey D. Sachs, Columbia University Juliet B. Schor, Boston College Michael Watts, University of California, Berkeley
DAVID ELLIOT COHEN (Buffalo, 1955). Laureato alla Yale University, è scrittore e giornalista di successo. Ha creato le serie "Day in the Life" e "America 24/7" dedicate alla fotografia. I suoi libri sono stati bestseller del New York Times e utilizzati come servizi di copertina da Time, Newsweek, The Wall Street Journal e USA Today. I proventi di alcuni suoi libri sono stati devoluti per la vittime del terremoto di Loma Prieta del 1989, degli attacchi di Oklahoma City del 1995, ai programmi di lotta all'AIDS in Africa e di recente agli orfani in Uganda.
I PAZZI DELLA STORIA Rasputin, Elisabetta d'Orleans, Messalina e altri personaggi egregi
(edizione aggiornata, con fotografie dei personaggi)
Alejandra Vallejo-Nàgera
“Con “I pazzi della storia – Rasputin, Elisabetta d'Orleans, Messalina e altri personaggi egregi”, Alejandra Vallejo-Nàgera, specialista della psicologia applicata al mondo della comunicazione e docente di Psicologia della Pubblicità presso l'Università Complutense di Madrid, prosegue la serie letteraria dei “Pazzi illustri” inaugurata dai propri avi. Il volume traccia un profilo di sei celebri personaggi della storia che, seppure in epoche e circostanze diverse, rappresentarono ognuno un punto di riferimento per i propri contemporanei. E che, ciascuno a proprio modo, vissero soggiogati da più o meno gravi squilibri mentali in grado di segnarne, fatalmente, comportamenti, decisioni politiche e scelte di vita. Tra i vari e differenti disturbi della personalità presi in considerazione, come suggerisce la stessa Vallejo-Nàgera, “alcuni potranno forse spaventare, altri generare ilarità, altri ancora sdegno o commiserazione; in ogni caso, tutti i protagonisti risulteranno accumunati dai brividi o dalla vergogna che provocarono a chi stette loro vicino”.
Fra le illustri biografie presentate, la paradossale epopea del monaco visionario Rasputin, la cui mistica e perversa follia imperversava sulla Zarina Alessandra e su tutta la gloriosa famiglia Romanov; le inenarrabili atrocità di Erzsebet Bathory, sadica nobildonna ungherese considerata una delle più spietate assassine seriali di sempre, alla cui storia si è ispirata la leggenda di Dracula; la vicenda di Messalina, moglie dell'imperatore romano Claudio, e del suo smodato desiderio di sperimentare tutto ciò che ai suoi tempi veniva negato alle donne e concesso agli uomini – potere, lusso, sesso e ricatto; le vicissitudini di Luisa Elisabetta d'Orleans, afflitta da disturbi provocati dall'abitudine all'endogamia della propria famiglia; quelle di Pietro il Grande, padre della modernizzazione russa di inizio ‘700, il “genio”che ordinò di torturare senza pietà e uccidere il figlio Aleksej (e molti dei suoi amici più intimi) a causa del suo rifiuto di aderire alla politica nobiliare; infine, il personaggio più “tenero, Carlotta di Messico, l’amorevole schizofrenica che “andò a letto” col Papa. “Salvo la contessa Bathory, la cui aberrante pazzia produsse uno spietato massacro, ringrazio gli altri per essere esistiti e per aver fatto parte del mondo. È stato molto piacevole intromettermi nei loro segreti e nelle loro esperienze di vita, nei loro modi di sentire e pensare; mi hanno permesso di conoscere meglio la condizione umana e considerarla da un punto di vista diverso”, scrive l’autrice.
Lungi dal voler essere una mera analisi storica o clinica, “I pazzi della storia – Rasputin, Elisabetta d'Orleans, Messalina e altri personaggi egregi” mette a fuoco l’intimità della dimensione umana di sei autorevoli personalità psicologicamente turbate, che vissero all’insegna di una costante instabilità e che provocarono enormi sofferenze al loro popolo e alle loro famiglie – quando queste non ne condividevano gli squilibri. Alejandra Vallejo-Nàgera ci illustra un attraente itinerario tra spine e rovi e qualche rosa sparsa, ci accompagna in un affascinante viaggio nei meandri della storiografia non ufficiale, dove le gesta leggendarie di alcuni degli individui che hanno cambiato il corso della storia in realtà vengono guidate da un unico, inseparabile consigliere: la pazzia.
Alejandra Vallejo-Nàgera è una specialista della psicologia applicata al mondo della comunicazione. Ha lavorato in Gran Bretagna, Lussemburgo e in Spagna come responsabile della comunicazione per molte aziende. È docente di Psicologia della Pubblicità presso l'Università Complutense di Madrid.
11 settembre 2001. Il giorno che cambiò la storia. Da allora, sono state pubblicate decine di libri, molti esperti si sono interessati alla questione, indagando e portando alla luce contraddizioni, misteri, lacune. Su ogni evento di quella giornata sono state realizzate inchieste approfondite a opera dei più autorevoli conoscitori, sono state compiute raffinate analisi da esperti e giornalisti, sono state raccolte le testimonianze dei soggetti coinvolti.Tuttavia, la mole di materiale non si è mai convertita in una sintesi agile, puntuale e accessibile come invece ha fatto Facchini con questo libro.
Nel sesto anniversario dell'11 settembre, Nuovi Mondi propone uno strumento rapido, un compendio veloce ma esaustivo, di tutte le menzogne e le incongruenze della cosiddetta versione ufficiale.
Alle 08.47 dell'11 settembre 2001 gli Stati Uniti stavano vivendo una giornata come le altre. Nessuno poteva prevedere che, un minuto dopo, la storia avrebbe irrimediabilmente cambiato il suo corso. O forse no. Forse qualcuno che sapeva, qualcuno in grado di preannunciare quegli eventi, c'era eccome.
Nel corso dei sei anni che ci separano dall'attacco più ingente subito dagli Stati Uniti, teorie inizialmente considerate complottiste o eccessive si sono rivelate sempre più credibili. Col tempo, indagini rigorose, documenti e testimonianze hanno portato alla luce lacune, omissioni e mistificazioni nate e cresciute intorno alla domanda fulcro della nuova era: chi ha scatenato quell'inferno? E perché?
A ridosso de l'11 settembre, i nomi e i volti dei colpevoli vennero dati in pasto alla stampa e all'opinione pubblica in fretta, troppo in fretta. Come prova, vennero addotti i documenti di identità –- completamente integri - dei presunti dirottatori, dopo un disastro dal quale non si salvarono nemmeno le scatole nere degli aerie. Un aereo si schiantò sul Pentagono ma le autorità americane, che hanno voluto mostrare infinite volte l'impatto e il crollo delle Due Torri, non hanno mai presentato al pubblico una sola immagine dell'aereo che si avvicinava al quartier generale della Difesa americana.Neppure i rottami del velivolo sono mai stati ritrovati. Ciononostante, è stato possibile recuperare ed identificare i resti di quasi tutti i passeggeri, compreso quelli dei dirottatori.
Che i corpi umani siano più resistenti alle fiamme di acciaio e alluminio? Che sia solo un'incredibile coincidenza il fatto che i militari americani stessero predisponendo piani di guerra contro l'Afghanistan già da mesi prima degli attentati dell'11 settembre? E che sia solo una sorprendente casualità il fatto che le Torri siano crollate verticalmente, come solo gli edifici demoliti in maniera controllata e con accurata pianificazione riescono a fare? Che sia quasi un miracolo il fatto che, dietro a tanta macabra precisione, ci sia un uomo in dialisi che impartisce ordini da una caverna afgana?
Tante, troppe cose non sono tornate sin dall'inizio. Ed è per questo che, negli anni, scienziati, giornalisti e attivisti hanno vagliato ogni lacuna, ogni incongruenza. Giungendo a nuove e sorprendenti rivelazioni che qui vengono riproposte e riassunte per fornire una cronaca generale e completa di una menzogna annunciata.
Alfredo Facchini (Roma, 1960), giornalista. Amministratore Delegato di "Radio Città Futura", emittente storica della radiofonia italiana, è curatore del sito "torabora.it" interamente dedicato alle verità nascoste sull'11 settembre.
"Una saggia valutazione della realtà e della Storia ci porta a dire che è impossibile reperire prove di un Creatore benevolo, onnipotente e onnisciente che prenda a cuore i destini di uomini e donne". Sam Harris, autore di La fine della fede.
Nuovi Mondi Media pubblica in Italia “La Fine della Fede: Religione, terrore e il futuro della ragione” di Sam Harris. Vincitore del Premio PEN 2005 per la saggistica, best seller del New York Times per oltre trenta settimane, La fine della fede ha acceso un aspro dibattito negli Stati Uniti e in Inghilterra su The New York Times, The Los Angeles Times, The San Francisco Chronicle, The Chicago Tribune, The Economist, The Guardian, The Independent, The Globe and Mail, The Toronto Star e molti altri. Il libro è una sfida aperta all’irrazionalismo religioso, destinato a scatenare, anche in Italia, molte polemiche. Lo stesso editore, interdetto dalle posizioni talvolta estreme espresse da Harris, a tratti talmente politicamente scorrette da valicare il limite dell’intolleranza, precisa in una nota: “Pur dissociandoci in parte dai contenuti di questo libro, riteniamo che la sua pubblicazione possa contribuire al dibattito sulla laicità”.
Come un moderno Lucrezio nel suo "De Rerum Natura", Sam Harris intende liberare gli uomini dalle superstizioni religiose. Nella sua ricerca delle radici del fondamentalismo religioso e del terrorismo islamico, Sam Harris si confronta con l’anima piú profonda della credenza religiosa: il dogmatismo. La sua difesa della razionalità e la sua fede nell’uomo costituiscono una sfida contro il buio misticismo. L’autore mette inoltre in discussione il concetto di tolleranza, uno dei pilastri del liberalismo politico: nella contrapposizione di fedi, ognuna vera per se stessa, proprio i moderati fanno il gioco dei fondamentalisti. Per l’autore non è la tolleranza il modo di combattere l’integralismo religioso che degenera in violenza. Occorre recuperare un senso del vero razionale e accantonare ogni tesi mistica e superstiziosa, priva di fondamenti verificabili. “
L’indulgenza con cui i moderati guardano ai testi sacri e alle varie identità religiose, favorisce lo svilupparsi dei conflitti fra gli uomini”- sostiene l’autore - “possono anche ignorare o sottovalutare i passaggi piú barbari dei testi religiosi, ma siccome allo stesso tempo li venerano, diventa piú difficile contrastare il fondamentalismo. Inoltre, proprio ignorando quelle pagine, sarà piú difficile cogliere il pericolo della lettura acritica che ne viene fatta. C’è chi ancora prende alla lettera i testi sacri e i ‘tolleranti’ tendono a dimenticare il ruolo della fede nell’ispirare la violenza umana. I moderati, insomma, sono accecati dalla loro stessa moderazione. Si scervellano in cerca di una risposta di fronte ai filmati di combattenti kamikaze formatisi nelle università occidentali, pronti a farsi esplodere insieme a dozzine di passanti; si sorprendono quando quelli dichiarano di ‘amare la morte piú di quanto gli infedeli amino la vita’”.
Harris non rifiuta i concetti di etica e spiritualità. Servendosi delle sue conoscenze di neuroscienza, attribuisce loro origini biologiche e le rappresenta come categorie umane, assieme a memoria ed esperienza: visioni del mondo che guidano l’uomo nella costruzione di comunità solidali e fondate sul bene comune. Queste ultime possono però realizzarsi senza dover ricorrere, necessariamente, a giustificazioni di tipo religioso.
Secondo l’autore “siamo nati per vivere in relazione con il mondo che ci circonda. La prevalenza di animisti tra i nostri antenati - come la loro persistenza in alcune tribù - dimostra che da subito attribuiamo le qualità umane ai processi della natura. È solo comprendendo in modo più profondo e scientifico le cause dei processi che influenzano il mondo che possiamo capire che le nuvole non sono mandate dagli dei infuriati e che le malattie non sono dovute a possessioni demoniache. È difficile stabilire dove dobbiamo disegnare la linea di confine tra dotazione genetica ed eredità culturale, entrambe sicuramente influenzano le credenze religiose. Ma sicuramente siamo profondamente disposti a seminare la nostra soggettività sul mondo”.
La fine della fede è il nuovo “manifesto” della razionalità e della fede nelle capacità dell’uomo e della civiltà scientifica. Sam Harris è l’autore del Best Seller del New York Times "The End of Faith: Religion, Terror, and the Future of Reason". Laureato in Filosofia alla Stanford University, per oltre vent’anni Sam Harris ha studiato le tradizioni religiose occidentali e orientali, e diverse discipline contemplative. Harris ha conseguito anche un dottorato in neuroscienze. La sua opera ha acceso un aspro dibattito su: The New York Times, The Los Angeles Times, The San Francisco Chronicle, The Chicago Tribune, The Economist, The Guardian, The Independent, The Globe and Mail, The Toronto Star, New Scientist, SEED Magazine, Stanford Magazine, e molti altri giornali. Sam Harris vive a New York City.
I commenti della stampa internazionale
La fine della fede illustra in maniera talmente fiera e coraggiosa i pericoli e le assurdità della religione organizzata che io stessa mi sono sentita risollevata appena l’ho letto, incoraggiata nelle mie convinzioni, oserei dire personalmente capita... Harris scrive ciò che un cospicuo numero di persone pensa, ma che pochi hanno il coraggio di dire, nell’America contemporanea... Questo è un libro importante, su un argomento che, per la sua difficoltà e per le profondi divisioni che suscita, non dovrebbe esser tenuto lontano dall’esame della ragione umana. ––Natalie Angier, The New York Times Book Review
Sam Harris sferra un potente assalto nucleare... Una tesi sfrontata e stimolante... La fine della fede è il tentativo eroico di demolire i muri che attualmente preservano i credenti da ogni forma di critica... Ne sentivamo fortemente il bisogno. —The Independent
Questo libro andrà a genio a chiunque si sia mai soffermato a considerare l’irrazionalità della fede religiosa. Persino i critici di Harris dovranno accettare la forza di un’analisi che si spinge molto in là: dalla persecuzione dei Catari alla composizione del Gabinetto di George Bush. —The Economist
Un attacco radicale al più sacro fra i precetti liberali: la nozione di “tolleranza”. La fine della fede rappresenta un’assai consapevole chiamata a raccolta a favore di una piú decisa secolarizzazione della società. —The Observer
Harris scrive con tale verve e acume che perfino i lettori piú scettici lo troveranno difficile da smontare. —The San Francisco Chronicle
Finalmente un libro che punta l’attenzione sui legami fra il terrorismo islamico e l’irrazionalità religiosa che contraddistingue tutte le fedi. La fine della fede costituirà un terreno di confronto non soltanto per i musulmani, ma anche per indù, ebrei e cristiani.—Peter Singer, professore di Filosofia a Princeton e autore di The President of Good and Evil: The Ethics of George W. Bush.
Il tour de force di Harris dimostra come la fede – sorda, cieca, muta e assurda – minaccia la nostra esistenza. La sua denuncia dell’irragionevolezza della fede – dal fanatismo religioso islamico degli uomini-bomba al fanatismo secolare di Noam Chomsky – costituisce un accorato appello a un dibattito ragionevole in questa epoca di terrorismi. La fine della fede mostra come la perfetta macchina tirannica dei totalitarismi religioso e secolare trasforma in demoni le imperfette democrazie israeliana e statunitense. Una lettura obbligatoria per tutte le persone razionali. —Alan Dershowitz, giurista a Harvard e autore di America on Trial.
Titolo La fine della fede
Autore Sam Harris
Pagine 264
Formato 17,5 x 21
ISBN 88-89091-32-0
Prezzo in libreria 18,5€
Uscita in libreria 2006
Capitolo 1 – L'esilio della ragione Capitolo 2 – La natura delle credenze Capitolo 3 – All'ombra di Dio Capitolo 4 – Il problema dell'Islam Capitolo 5 – A ovest dell'Eden Capitolo 6 – La scienza del bene e del male Capitolo 7 – Esperimenti sulla coscienza
Amy Goodman ha portato a nuove vette il giornalismo investigativo”. Noam Chomsky
“In tempi in cui alle persone viene detto di ‘badare a ciò che dicono’, Amy Goodman non ha paura di dire la verità al potere. Lo fa tutti i giorni”. Susan Sarandon
Scacco al Potere, il primo libro dell’acclamata conduttrice e reporter Amy Goodman, offre una prospettiva a tutto campo sugli eventi mondiali e sulle motivazioni segrete che muovono i personaggi al potere.
Proponendo temi che vanno dagli inganni dell’amministrazione Bush e dall’affarismo legato alla guerra in Iraq alla corruzione dei monopoli dell’informazione e all’influenza che la grande impresa esercita sul governo, Amy Goodman sferra i suoi attacchi ed espone le menzogne e le omissioni che, ogni giorno, mettono in pericolo la democrazia.
In parte reportage sul campo, scritto in prima persona, in parte inchiesta vecchio stile sui grandi scandali, Scacco al Potere è un resoconto anche propositivo, dal ritmo incalzante, che riporta le lotte di quella che la Goodman definisce “la maggioranza ridotta al silenzio”. E l’autrice sfida, appunto, l’ipocrisia delle grandi imprese e della politica che hanno ridotto al silenzio l’America e il mondo. Sfida temuta da tutti gli schieramenti e da tutti i centri di potere, perché condotta con la più semplice e affilata delle armi: la verità.Bill Clinton l’ha definita “ostile, battagliera, persino sgarbata”.
Newt Gingrich, Repubblicano ed ex Presidente dalla Camera Usa, ha detto che era per via di “persone come lei” che aveva messo in guardia sua madre dal parlare con i giornalisti.
L’esercito indonesiano l’ha bandita, definendola una “minaccia per la sicurezza nazionale”. Ma il giornalismo energico, duro di Amy Goodman continua a essere il sasso nell’ingranaggio di un potere che è riuscito a tacitare quasi ogni dissenso.
“Si alza tutte le mattine, tutti i giorni dell’anno (molto prima di tutti noi!) per essere l’unica voce quotidiana della verità alla radio negli Stati Uniti d’America. Com’è triste anche solo scrivere queste parole! Una nazione di 300 milioni di persone, con tutte le garanzie scritte che assicurano una stampa libera, e nessuno che faccia il lavoro che Amy Goodman fa in maniera così semplice, così profonda. Questo libro mette nero su bianco tutte le bugie che ci vengono dette dalla mattina alla sera. Amy Goodman è un tesoro nazionale, e se non riuscite a captare le sue frequenze radiofoniche, potete ora prendere questo libro, scuotere la testa increduli e disgustati mentre lo leggete, e quindi metterlo via per poter andare a scatenare un putiferio!” Michael Moore
Titolo Scacco al potere
Autore Amy Goodman
Pagine 240
Formato 17,5 x 21
ISBN 88-89091-10-X
Prezzo in libreria 19,5€
Uscita in libreria 2004
Prefazione di Arundhati Roy
Capitolo 11 Indorare la pillola
Introduzione La maggioranza “silenziata”
Capitolo 12 Andare dove c'è silenzio
Capitolo 1 L'effetto boomerang
Capitolo 13 Mai in ginocchio
Capitolo 2 La petroligarchia
Capitolo 14 Le psyops tornano a casa
Capitolo 3 Trivelle e fucili: la Chevron e la dittatura petrolifera in Nigeria
Capitolo 15 Che pasticcio, Sally Jessy!
Capitolo 4 Sotto accusa
Capitolo 16 L'insabbiamento di Hiroshima: come il giornalista del Times e collaboratore del Dipartimento della Guerra ha vinto un Pulitzer
OGM / Il convegno di Coldiretti
sulla sicurezza alimentare
La battaglia contro l'inganno a
tavola
Manipolazioni politiche, economiche e
mediatiche. Presentato il libro di Jeffrey
Smith che svela il bluff dell'industria biotech. L'autore riconosce all'Italia il
ruolo di leader nella protezione della popolazione e
dell'ambiente. E annuncia:
«Porterò questo messaggio nel mondo».
"Un economista americano ha raccolto le (poche) ricerche sulla
sicurezza degli
alimenti biotech e le testimonianze di scienziati messi a tacere per favorire l’industria.
L’effetto? Allarmante."
di Donatella Pavan, "D.
La
Repubblica delle Donne", 25 ottobre 2003
"Jessica ed altre
omissioni: ciò che
gli Usa non dicono"
La soldatessa infortunata spacciata per eroe. E i finti
attacchi terroristici, il rapporto Onu tagliato... notizie da prima pagina,
scomparse in
America. Un libro le raccoglie. Spiegando come si nascondono
Notizie Usa e getta, il catalogo
è
questo di Angela Pascucci Gli illuminanti risultati di una
ricerca americana sulla censura in tempo di guerra globale al terrorismo. Le notizie più
interessanti
scompaiono dai media in poco tempo, o non ci arrivano mai.
Libri: Nuovo
ordine mondiale vs. Tutto ciò che
sai è falso Il libro di Alfredo Lissoni e l’edizione italiana della raccolta
di saggi del sito disinfo.com presentano due approcci
diametralmente opposti all’arte
della controinformazione.
Beppe Grillo: «Uno dei libri più letti degli ultimi anni è
“Tutto quello
che sai è falso”.
Sono dieci giornalisti americani che dicono; su
questo fatto ci sono più versioni, scegliete voi la verità. La gente va a cercarsi queste
cose. Se manca
l’informazione, io non posso dare
il mio parere, e visto che c’è in
ballo il futuro dei miei figli, sulle scelte legate all’energia voglio dire come la penso.
Altrimenti è una
democrazia che ci sta scappando un po’ dalle
mani. Che se ne sta
andando».
La banda
del
ragioniere
«Avenida revolution», l'ultimo romanzo di Cesare Battista, uno
scrittore divenuto famosssimo in Francia, ma quasi ignorato in
Italia
MAURO
TROTTA
Questo volume è apparso in libreria un
mese fa circa e ha subito suscitato
interesse,
scalpore, diffidenza, stupore:
insomma si è trasformato in "caso".
"Libro più venduto,
qui
all'Odradek,
"Tutto quello che sai è falso", manuale di segreti e bugie su
tutto quello che vorreste sapere e nessuno vi ha mai detto (dall'Aids, ai crimini di guerra,
alla
banca vaticana)."
Quando tutto è falso
Questa sera al Telepalacuore si discute
del libro curato da Russ Kick
Un’accurata indagine sulla produzione di
notizie
Ci
saranno anche Maltese e Jacopo Fo