LA FINE DELLA FEDE
Religione, terrorismo e il futuro della ragione
Sam Harris
"Una saggia valutazione della realtà e della Storia ci porta a dire che è impossibile reperire prove di un Creatore benevolo, onnipotente e onnisciente che prenda a cuore i destini di uomini e donne". Sam Harris, autore di La fine della fede.
Nuovi Mondi Media pubblica in Italia “La Fine della Fede: Religione, terrore e il futuro della ragione” di Sam Harris. Vincitore del Premio PEN 2005 per la saggistica, best seller del New York Times per oltre trenta settimane, La fine della fede ha acceso un aspro dibattito negli Stati Uniti e in Inghilterra su The New York Times, The Los Angeles Times, The San Francisco Chronicle, The Chicago Tribune, The Economist, The Guardian, The Independent, The Globe and Mail, The Toronto Star e molti altri. Il libro è una sfida aperta all’irrazionalismo religioso, destinato a scatenare, anche in Italia, molte polemiche. Lo stesso editore, interdetto dalle posizioni talvolta estreme espresse da Harris, a tratti talmente politicamente scorrette da valicare il limite dell’intolleranza, precisa in una nota: “Pur dissociandoci in parte dai contenuti di questo libro, riteniamo che la sua pubblicazione possa contribuire al dibattito sulla laicità”.
Come un moderno Lucrezio nel suo "De Rerum Natura", Sam Harris intende liberare gli uomini dalle superstizioni religiose. Nella sua ricerca delle radici del fondamentalismo religioso e del terrorismo islamico, Sam Harris si confronta con l’anima piú profonda della credenza religiosa: il dogmatismo. La sua difesa della razionalità e la sua fede nell’uomo costituiscono una sfida contro il buio misticismo. L’autore mette inoltre in discussione il concetto di tolleranza, uno dei pilastri del liberalismo politico: nella contrapposizione di fedi, ognuna vera per se stessa, proprio i moderati fanno il gioco dei fondamentalisti. Per l’autore non è la tolleranza il modo di combattere l’integralismo religioso che degenera in violenza. Occorre recuperare un senso del vero razionale e accantonare ogni tesi mistica e superstiziosa, priva di fondamenti verificabili. “
L’indulgenza con cui i moderati guardano ai testi sacri e alle varie identità religiose, favorisce lo svilupparsi dei conflitti fra gli uomini”- sostiene l’autore - “possono anche ignorare o sottovalutare i passaggi piú barbari dei testi religiosi, ma siccome allo stesso tempo li venerano, diventa piú difficile contrastare il fondamentalismo. Inoltre, proprio ignorando quelle pagine, sarà piú difficile cogliere il pericolo della lettura acritica che ne viene fatta. C’è chi ancora prende alla lettera i testi sacri e i ‘tolleranti’ tendono a dimenticare il ruolo della fede nell’ispirare la violenza umana. I moderati, insomma, sono accecati dalla loro stessa moderazione. Si scervellano in cerca di una risposta di fronte ai filmati di combattenti kamikaze formatisi nelle università occidentali, pronti a farsi esplodere insieme a dozzine di passanti; si sorprendono quando quelli dichiarano di ‘amare la morte piú di quanto gli infedeli amino la vita’”.
Harris non rifiuta i concetti di etica e spiritualità. Servendosi delle sue conoscenze di neuroscienza, attribuisce loro origini biologiche e le rappresenta come categorie umane, assieme a memoria ed esperienza: visioni del mondo che guidano l’uomo nella costruzione di comunità solidali e fondate sul bene comune. Queste ultime possono però realizzarsi senza dover ricorrere, necessariamente, a giustificazioni di tipo religioso.
Secondo l’autore “siamo nati per vivere in relazione con il mondo che ci circonda. La prevalenza di animisti tra i nostri antenati - come la loro persistenza in alcune tribù - dimostra che da subito attribuiamo le qualità umane ai processi della natura. È solo comprendendo in modo più profondo e scientifico le cause dei processi che influenzano il mondo che possiamo capire che le nuvole non sono mandate dagli dei infuriati e che le malattie non sono dovute a possessioni demoniache. È difficile stabilire dove dobbiamo disegnare la linea di confine tra dotazione genetica ed eredità culturale, entrambe sicuramente influenzano le credenze religiose. Ma sicuramente siamo profondamente disposti a seminare la nostra soggettività sul mondo”.
La fine della fede è il nuovo “manifesto” della razionalità e della fede nelle capacità dell’uomo e della civiltà scientifica. Sam Harris è l’autore del Best Seller del New York Times "The End of Faith: Religion, Terror, and the Future of Reason". Laureato in Filosofia alla Stanford University, per oltre vent’anni Sam Harris ha studiato le tradizioni religiose occidentali e orientali, e diverse discipline contemplative. Harris ha conseguito anche un dottorato in neuroscienze. La sua opera ha acceso un aspro dibattito su: The New York Times, The Los Angeles Times, The San Francisco Chronicle, The Chicago Tribune, The Economist, The Guardian, The Independent, The Globe and Mail, The Toronto Star, New Scientist, SEED Magazine, Stanford Magazine, e molti altri giornali. Sam Harris vive a New York City.
I commenti della stampa internazionale
La fine della fede illustra in maniera talmente fiera e coraggiosa i pericoli e le assurdità della religione organizzata che io stessa mi sono sentita risollevata appena l’ho letto, incoraggiata nelle mie convinzioni, oserei dire personalmente capita... Harris scrive ciò che un cospicuo numero di persone pensa, ma che pochi hanno il coraggio di dire, nell’America contemporanea... Questo è un libro importante, su un argomento che, per la sua difficoltà e per le profondi divisioni che suscita, non dovrebbe esser tenuto lontano dall’esame della ragione umana. ––Natalie Angier, The New York Times Book Review
Sam Harris sferra un potente assalto nucleare... Una tesi sfrontata e stimolante... La fine della fede è il tentativo eroico di demolire i muri che attualmente preservano i credenti da ogni forma di critica... Ne sentivamo fortemente il bisogno. —The Independent
Questo libro andrà a genio a chiunque si sia mai soffermato a considerare l’irrazionalità della fede religiosa. Persino i critici di Harris dovranno accettare la forza di un’analisi che si spinge molto in là: dalla persecuzione dei Catari alla composizione del Gabinetto di George Bush. —The Economist
Un attacco radicale al più sacro fra i precetti liberali: la nozione di “tolleranza”. La fine della fede rappresenta un’assai consapevole chiamata a raccolta a favore di una piú decisa secolarizzazione della società. —The Observer
Harris scrive con tale verve e acume che perfino i lettori piú scettici lo troveranno difficile da smontare. —The San Francisco Chronicle
Finalmente un libro che punta l’attenzione sui legami fra il terrorismo islamico e l’irrazionalità religiosa che contraddistingue tutte le fedi. La fine della fede costituirà un terreno di confronto non soltanto per i musulmani, ma anche per indù, ebrei e cristiani. —Peter Singer, professore di Filosofia a Princeton e autore di The President of Good and Evil: The Ethics of George W. Bush.
Il tour de force di Harris dimostra come la fede – sorda, cieca, muta e assurda – minaccia la nostra esistenza. La sua denuncia dell’irragionevolezza della fede – dal fanatismo religioso islamico degli uomini-bomba al fanatismo secolare di Noam Chomsky – costituisce un accorato appello a un dibattito ragionevole in questa epoca di terrorismi. La fine della fede mostra come la perfetta macchina tirannica dei totalitarismi religioso e secolare trasforma in demoni le imperfette democrazie israeliana e statunitense. Una lettura obbligatoria per tutte le persone razionali. —Alan Dershowitz, giurista a Harvard e autore di America on Trial.